Nel 2019 “gli uomini preferiscono ancora le bionde?”. Sembra proprio di no, almeno a giudicare dal nostro sondaggio in cui l’84% dei partecipanti ha dichiarato di preferire le more. Sembrerebbe cadere un mito, dunque, a 65 anni dal film di Howard Hawks, interpretato magistralmente dalla biondissima Marilyn Monroe e dalla bruna Jane Russell. Ne abbiamo parlato con Paolo Crepet, psichiatra, sociologo, educatore, saggista e volto noto della televisione italiana: “Gli uomini sono così banali e prevedibili – spiega Crepet – che non ci vuole un grande sociologo per capire; poi dipende da quali uomini. Gli italiani, almeno una gran parte di loro, vivono il mito della donna gommosa, della donna da calendario. I maschi sono molto primitivi, hanno l’idea delle tette, del culo; si fermano lì poverini”.

MEGLIO LA DONNA POCO INTELLIGENTE

Bionda, mora, rossa, basta che sia avvenente e che segua certi stereotipi indotti dalle mode e dai tempi, dunque. E, per molti italiani, rigorosamente poco intelligente. “Il cervello delle donne è per gli uomini un problema serio – continua il sociologo – si preferisce la deficiente carina che dove la metti sta”. Questa dissertazione di Paolo Crepet, richiama una frase di Lorelei Lee – interpretata da una strepitosa Marilyn Monroe – proprio in una scena del film “Gli uomini preferiscono le bionde”. L’icona del cinema hollywoodiano, che nella pellicola del 1953 interpretava una donna pronta a tutto pur di diventare ricca diceva: “Divento intelligente quando mi serve. Ma al più degli uomini non piace”. Una frase invece gradita a Crepet: “Poche donne potrebbero dire una cosa così intelligente. Questa idea della intelligenza a comando è molto geniale. Che la reazione di una parte dei maschi sia terrorizzata è abbastanza evidente. Una donna intelligente fa paura e non solo in Italia. Non vale solo per loro, però: anche gli uomini intelligenti non sono cercati da molte donne. Spesso le donne brillanti si accompagnano a dei cavalier serventi”.

MORA DA SPOSARE, BIONDA DA USARE?

Ma l’antico proverbio “gli uomini guardano le bionde e si innamorano delle brune” è ancora valido? E, soprattutto, perché l’uomo preferirebbe portare una donna mora all’altare piuttosto che una bionda? Oggi in realtà è tutto molto più semplice ma nello stesso tempo complicato: basta infatti farsi la tinta ai capelli dal parrucchiere per passare dal biondo al bruno e viceversa. Ma ormai le donne del terzo millennio scelgono il colore della propria chioma e quindi che si fa fatica a distinguere una latina da una svedese. Certi stereotipi sembrerebbero dunque passati di moda. Ma le more hanno ancora dei vantaggi rispetto alle lunghe relazioni e c’è anche un dato statistico importante che sembrerebbe testimoniarlo: le ragazze brune nel mondo sono di numero superiore rispetto alle bionde, il loro gene è dominante. Questo significherà qualcosa o è solo un caso? “La mora – spiega Crepet – tranquillizza perché è calda, poi c’è la bionda che dà un’idea di una donna più algida, più fredda, ma ha anche un aspetto più elegante. La bionda fa decisamente più paura”.

Paolo Crepet
Paolo Crepet

ADDIO AL PRINCIPE AZZURRO

Ma il mito dei capelli chiari e degli occhi azzurri sembrerebbe tramontato anche per la categoria uomini e Paolo Crepet ci aiuta a capire perché: “Negli anni ’60 eravamo tutti un po’ provincialotti. La donna oggi è più libera di scegliere. Il biondo con gli occhi azzurri era il principino, questo anche nelle fiabe, un’icona abbastanza prevedibile. Adesso forse le donne osano di più e quindi il giamaicano non dispiace”.

GENERAZIONE “COVER”

Sono di certo cambiati i gusti degli uomini e delle donne riguardo alla bellezza ideale; si va sempre più alla ricerca delle forme perfette e non solo: pelli stirate, grasso azzerato, muscoli… E poi tatuaggi, piercing in ogni parte del corpo e il colore dei capelli che passa dal verde al viola, dal turchese al rosso, come fosse la cover di un cellulare. Ma siamo sicuri che tutto ciò sia davvero bello?
“Il concetto di forma è molto evoluto: più di mezzo secolo fa la donna doveva essere un po’ giunonica; poi è arrivata Mary Quant con la minigonna e la donna doveva avere le gambe magre altrimenti non si poteva portare. Negli anni ’70 è andato avanti questo stereotipo di donna più magra, un po’ androgina. Adesso mi pare ci sia una nuova inversione di tendenza, basta pensare alla Belen che non è proprio magra magra…”.